Chirurgia del piede: la nuova tecnica mininvasiva percutanea

Oggi la tendenza della chirurgia ortopedica del piede è quella di utilizzare tecniche innovative e minimamente invasive che permettano di risolvere o minimizzare alcuni dei problemi incontrati nella chirurgia aperta riducendo le complicanze, migliorando e accorciando il processo di recupero postoperatorio.

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INDICE DEGLI ARGOMENTI

LA CHIRURGIA PERCUTANEA MININVASIVA DEL PIEDE

La tecnica chirurgica percutanea mininvasiva dell’avampiede, nata negli Stati Uniti 30 anni fa e introdotta in Europa dallo spagnolo Mariano De Prado, si è diffusa negli ultimi anni anche in Italia dando buoni risultati sia sotto il profilo estetico che funzionale.

La patologia più comunemente trattata con tale tecnica è l’alluce valgo caratterizzato dalla deviazione in fuori dell’alluce e in dentro del 1° metatarso e da una tumefazione, spesso dolente e arrossata, alla testa del 1° metatarso stesso.

La tecnica chirurgica mininvasiva permette di trattare altre deformità dell’avampiede come il dito a martello, la clinodattilia, l’occhio di pernice, il 5° dito varo. Sono trattate agevolmente con tale tecnica anche le metatarsalgie, espressione di un sovraccarico plantare doloroso delle teste metatarsali.

La chirurgia percutanea non può essere considerata una chirurgia minore; è vero che viene eseguita attraverso incisioni cutanee minime ma, attraverso di esse, vengono effettuati gesti chirurgici analoghi a quelli delle tecniche aperte.

Per questo motivo la tecnica deve essere eseguita da chirurghi esperti del piede sia in chirurgia tradizionale che in chirurgia percutanea. È una tecnica che avviene a cielo chiuso ossia senza l’esposizione del piano osseo e dei tessuti circostanti. Il monitoraggio radiologico durante l’intervento chirurgico è essenziale per guidare con precisione il chirurgo.

Quando la percutanea?

È importante precisare che non tutti gli interventi di chirurgia del piede possono essere eseguiti con la tecnica percutanea mininvasiva; ha indicazioni molto precise alle quali il chirurgo deve attenersi per ottenere buoni risultati. La scelta del tipo di intervento verrà decisa in sede di visita tenendo conto di diversi parametri quali l’età, il dolore, il grado di deformità e, non meno importante, le aspettative del paziente dopo l’intervento.

Principi e strumenti della tecnica percutanea mininvasiva

La tecnica di chirurgia miniinvasiva del piede prevede gesti chirurgici precisi che riguardano sia le parti molli (tenotomia, capsulotomia, allungamento dei tendini…) che le parti ossee (esostosectomia, osteotomia). Gli strumenti chirurgici dedicati alla chirurgia percutanea del piede sono estremamente semplici e consistono in:

  • microlame e microbisturi per le incisioni della cute e le eventuali sezioni di tendini e di capsule articolari;
  • spatoline con la funzione di creare uno camera di lavoro sicura nella quale introdurre e far agire i piccoli strumenti chirurgici;
  • raspette per asportare i detriti e il materiale osseo che si forma con la funzione abrasiva delle frese;
  • frese motorizzate con funzione abrasiva sulle prominenze ossee (es. limatura della cipolla) e funzione di taglio per riorientare e correggere le deformità ossee.

Vantaggi della tecnica percutanea mininvasiva

La chirurgia percutanea mininvasiva del piede presenta i seguenti vantaggi:

  • si esegue in regime di day surgery;
  • anestesia locale che permette una ripresa della deambulazione subito dopo l’intervento;
  • non utilizzo di mezzi di sintesi in quanto la contenzione delle osteotomie è affidata al bendaggio;
  • tempi chirurgici brevi;
  • possibilità di trattare nella stessa seduta chirurgica molteplici deformità a carico dello stesso piede;
  • appoggio completo immediato con l’ausilio di una scarpetta a suola piatta;
  • dolore post operatorio minimo rispetto alla chirurgia classica notoriamente dolorosa;
  • recupero funzionale rapido;
  • minime complicanze post operatorie;
  • vantaggio estetico indiscutibile grazie ad incisioni cutanee minime.

Decorso post operatorio

Dopo l’applicazione di un adeguato bendaggio e l’introduzione di una scarpetta post operatoria a suola piatta, il paziente può rapidamente rientrare a casa in appoggio completo sul piede operato. I dolori post operatori sono minimi e facilmente gestibili nei primissimi giorni con comuni antidolorifici.

Il primo controllo dopo l’operazione ha luogo intorno alla seconda/ terza settimana; in questa occasione il bendaggio viene rimosso e sostituito da un cerottaggio funzionale che rimarrà in sede per altre 2 settimane.

La scarpetta post operatoria deve essere indossata per circa 35 gg dopo di che sarà possibile introdurre una scarpa normale comoda e imbottita (tipo scarpa da ginnastica). Il ritorno alle attività fisiche e sportive più impegnative può avvenire in genere intorno al secondo mese post operatorio.

 

LA CHIRURGIA APERTA DEL PIEDE

Il metodo percutaneo mininvasivo può essere applicato solo dopo aver posto una diagnosi accurata e solo rispettando dei criteri clinici e radiografici specifici.

Questo perché non tutte le deformità del piede trovano un corretto trattamento con la chirurgia mininvasiva percutanea ed è allora necessario ricorrere alla chirurgia tradizionale che prevede incisioni cutanee estese (4 -5 cm), esposizione del piano osseo, l’uso di mezzi di osteosintesi metallici quali fili di Kirschner, viti, cambre, placche e l’uso del laccio ischemizzante.

Decorso post operatorio

La correzione chirurgica delle patologie del piede eseguita con tecniche a cielo aperto è notoriamente conosciuta per essere dolorosa e invalidante per il paziente trattato.

In realtà un blocco anestesiologico prolungato dell’arto e un accurato trattamento analgesico continuo, permette di gestire al meglio il dolore post operatorio ai piedi nelle prime 12/24 ore lasciando al paziente un ricordo poco traumatico dell’intervento subito.

Al momento delle dimissioni, che avvengono in genere il giorno seguente all’intervento, il paziente torna a casa, anche senza l’ausilio di stampelle, indossando una scarpetta post operatoria che consente l’appoggio solo sulla porzione posteriore mantenendo in scarico l’avampiede. Con questa scarpetta, indossata per circa 6 settimane, il paziente può deambulare senza grossi problemi. Al termine di questo periodo viene eseguito un controllo clinico e radiografico che in genere permette di autorizzare l’utilizzo di una calzatura normale.

Nei primi giorni dopo l’intervento al paziente si consiglia un’attività fisica minima, alternando brevi camminate in ambiente domestico, a lunghi momenti di riposo per accelerare la regressione dell’edema post operatorio e la scomparsa del dolore al piede.

Ultimo aggiornamento: 28 luglio 2014